: Le equazioni del campo gravitazionale che mettono in relazione la curvatura dello spazio con la distribuzione della materia stanno gi´a entrando a far parte del senso comune.
 “Cadere nel vuoto come cadevo io, nessuno di voi sa cosa vuol dire. Per voi cadere é sbattersi gi´u magari dal vantesimo piano d´un grattacielo, o da un aeroplano che si guasta in volo: precipitare testa sotto, annaspare un po´ nell´ aria ed ecco che la terra é subito l´i, e ci si piglia una gran botta. Io vi parlo invece di quando non c´era sotto nessuna terra né nient´altro di solido, neppure un corpo celeste in lontananza capace d´ attirarti nella sua orbita. Si cadeva cos´I, indefinitamente, per un tempo indefinito. Andavo gi´u  nel vuoto fino all´estremo limite in fondo al quale é pensabile che si possa andar gi´u. /…/ Non essendoci punti di rifferimento, non avevo idea se la mia caduta fosse precipitosa o lenta. Ripensandoci, non c´erano prove nemmeno che stessi veramente cadendo: magari ero sempre rimasto immobile nello stesso posto, o mi muovevo in senso ascendente; dato che non c´era né un sopra né un sotto queste erano solo questioni nominali e tanto valeva continuare a pensare che cadessi, come valeva naturale di pensare.”